Lockdown e disabilità: l’autismo al tempo del coronavirus

Il Covid-19 e il conseguente lockdown hanno ulteriormente peggiorato situazioni già al limite per le famiglie con figli disabili. Qui in breve il caso di Elena e di suo figlio autistico

Di Francesca Ratti

La vita come l’abbiamo sempre conosciuta ha subito notevoli cambiamenti a causa del Covid-19 e del conseguente lockdown impostoci dalle autorità governative e durato quasi tre mesi.

Se per noi, questo periodo di quarantena forzata ha comportato notevoli disagi e una quotidianità da riscrivere completamente, mi sono chiesta come devono aver vissuto questo sconquasso le persone con disabilità e le loro famiglie.

Per capire in concreto le difficoltà occorse a questi nuclei familiari, ho avuto la fortuna di poter intervistare una mamma di un ragazzo di 16 anni, affetto da autismo medio-grave, a cui ho chiesto di raccontarmi la loro vita quotidiana ai tempi del Coronavirus.

La farraginosa burocrazia ha aggravato una situazione già critica

La prima cosa che Elena, questa coraggiosa mamma separata, mi ha spiegato è che il virus ha solamente peggiorato una situazione già in precedenzamolto critica, che vedeva suo figlio dimenticato dalle istituzioni e  preda di un’ottusa burocrazia volta a complicare la vita di questo ragazzo piuttosto che agevolarla.

Sono emerse così le carenze del sistema scolastico, che hanno lasciato il giovane in balia di se stesso dopo la scuola media, non essendo in grado di fornire la possibilità di proseguire gli studi superiori con l’ausilio di uninsegnante di sostegno e non garantendo una valida alternativa al semplice centro diurno. Sono certa che presso queste strutturevengono attuate tutte le procedure per garantire la sicurezza e il benessere dei ragazzi con disabilità ma sicuramente non possono sostituire l’importanza della scuola.

Inoltre, anche per l’accesso al centro diurno, le istituzioni preposte non sono in alcun modo intervenute insoccorso di questa madre. Per riuscire a far in modo che suo figlio entrasse in graduatoria presso tali strutture e addirittura per la scelta delle stesse, Elena ha dovuto rimboccarsi le maniche e occuparsene personalmente.

In attesa della chiamata per accedere alla struttura protetta la vita del ragazzo è proseguita a casa in compagnia della nonna in mattinata e dei fratelli e della mamma dal pomeriggio in poi.

L’avvento del Covid-19 ha portato in questa famiglia, già precedentemente provata dalla pesante situazione alla quale era sottoposta, unulteriore inasprimento delle criticità.

Ad esempio la costrizione nello stare in casa per mesi, già insopportabile abitualmente, è diventata per un ragazzo con autismo una condizione intollerabile e di difficile gestione. La necessità di giustificare i propri spostamenti alle autorità hanno richiesto un insensato e farraginoso iter burocratico per richiedere il permesso di muoversi liberamente, necessario a facilitare la vita del giovane a causa della sua invalidità.

Allo stesso modo, anche l’uso obbligatorio della  mascherina e dei guanti, ha richiesto varie certificazioni che attestassero la possibilità del ragazzo di esserne dispensato. Tutto ciò aggravato dal fatto che la mamma, per non incorrere in sanzioni, e per poter esser in grado di recarsi a presentare tali richieste è stata costretta a compilare una marea di autocertificazioni che cambiavano di volta in volta, scontrandosi, oltretutto,  con la paura e la diffidenza dei funzionari dell’Asl che non volevano neppure riceverla.

Post Author: Francesca Ratti

Francesca Ratti

2 thoughts on “Lockdown e disabilità: l’autismo al tempo del coronavirus

    Avatar

    Alice Bassi

    (22 Settembre 2020 - 11:28)

    L’articolo è interessante a apprendo con dispiacere di tutte queste difficoltà per questi genitori, però mi permetto di aggiungere che non bisogna dimenticare che esiste anche l’autismo ad alto funzionamento, o condizione di Asperger. La stragrande maggioranza di individui che presentano la suddetta condizione, per esperienza diretta e da quello che ho potuto leggere su numerosi forum e in folti gruppi online, ha trovato un sollievo straordinario nel lockdown e nelle sue conseguenze sull’obbligo di socialità e contatto fisico (pur riscontrando, in alcuni casi, il fastidio legato all’ipersensibilità fisica per via della mascherina – un dispositivo, comunque, assolutamente positivo e che trovo sia importante non far mai percepire come un’imposizione insostenibile a chi non presenta problematiche particolari come quelle dei soggetti analizzati dall’articolo e dal mio commento).
    Questo, naturalmente, non deve far distogliere dai problemi burocratici e non solo che i parenti degli individui (e gli individui stessi) affetti da autismo stanno affrontando. Auspico in ogni modo che vengano smaltite le trafile, venendo incontro a chi deve già affrontare tanti, ma tanti momenti molto difficili quotidianamente, per ogni minima sollecitazione sensoriale.
    Tuttavia, ho ritenuto importante intervenire con questo commento per ricordare che l’autismo non è solo quello a basso funzionamento, e che anzi molti autistici ad alto funzionamento hanno trovato nel lockdown, finalmente, un po’ di pace.

      Valeria Cudini

      Valeria Cudini

      (22 Settembre 2020 - 15:23)

      Grazie Alice per il tuo intervento. Hai ragionissima
      Ci occuperemo anche di Asperger per fornire un quadro il più possibile completo
      Continua a seguirci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *