La selettività alimentare nei bambini

La selettività alimentare nasce dalla diffidenza naturale verso cibi nuovi. È un disturbo in aumento che inizia in genere dal divezzamento, fase a rischio di neofobia, ovvero paura del nuovo. La biologa nutrizionista Giusi D’Urso ce ne illustra le caratteristiche. Proprio su questi argomenti ha recentemente tenuto in autonomia e in collaborazione con altri specialisti, alcuni incontri e seminari online. In particolare, ricordiamo l’incontro organizzato dal Centro Colibrì di Pisa (specializzato in età evolutiva e, tra gli altri, in disturbi della coordinazione motoria e disprassia e in ritardi psicomotori) sulla selettività alimentare nell’infanzia (8 maggio scorso) e il seminario che si è svolto domenica scorsa 4 ottobre del Gruppo regionale AIDEE (Associazione italiana disprassia età evolutiva onlus) Toscana sulle problematiche alimentari nella disprassia, nell’autismo e in altri disturbi del neurosviluppo

di Giusi D’Urso*

Sempre più bambini, soprattutto in età scolare, mostrano selettività alimentare. In realtà questo tipo di restrizione che induce a limitare la scelta degli alimenti a pochi, noti e abituali, nasce qualche anno prima.

In genere la fase del divezzamento è quella a maggiore rischio di neofobia, cioè la “paura del nuovo” che caratterizza quel momento particolare della crescita in cui il bambino piccolo abbandona il seno materno per iniziare ad alimentarsi con cibi solidi e semi-solidi di consistenze e tessiture diverse. È un passaggio del tutto normale che però, in alcuni casi, trascina con sé una suscettibilità sensoriale accentuata che non permette al bambino scelte sane e varie.

In questi casi, quindi, la neofobia, protraendosi a lungo, inficia le normali abitudini alimentari, mettendo a rischio i processi di crescita.

Che cos’è l’ARFID (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder): il Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo

Nei casi più gravi si parla di Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID: Avoidant Restrictive Food Intake Disorder). Quali sono le sue caratteristiche? È il secondo disturbo alimentare più comune nei bambini di età pari o inferiore a 12 anni, anche se ci sono casi fra adolescenti e adulti; aumenta il rischio per altri disturbi psichiatrici, in particolare ansia, depressione, e disturbi del comportamento alimentare (soprattutto anoressia).

I sintomi più comuni sono alimentazione monotona e o disordinata caratterizzata da mancanza di interesse per il cibo, estrema selettività, ansia e paure per le conseguenze negative dell’alimentazione (per esempio vomito, soffocamento, reazione allergica), significativa perdita di peso, carenze nutrizionali (per esempio anemia sideropenica, ovvero causata da bassi livelli di ferro, carenza vitaminica eccetera), bassa propensione alle amicizie e alla serena condivisione dei momenti conviviali.

Ci sono patologie o disturbi che si associano più frequentemente di altri ad ARFID

È oramai noto che alcune patologie e alcuni disturbi (per esempio autismo, disprassia, disturbi dell’attenzione) espongono maggiormente a un’estrema selettività alimentare e all’ARFID, che però possono manifestarsi anche in bambini e adolescenti con sviluppo tipico che hanno subito piccoli traumi in tenerissima età (vomito frequente, sondino naso-gastrico o altro).

Se il bambino mostra una selettività alimentare grave al punto da perdere molto peso e rallentare la crescita

Sicuramente è opportuno rivolgersi in prima battuta al medico (pediatra, neuropsichiatra, altro specialista) perché formuli una diagnosi esatta. Sarà compito di un team formato da nutrizionista, logopedista, terapista della neuro-psicomotricità, terapista occupazionale, psicoterapeuta e altre professionalità eventualmente necessarie (otorino, osteopata, gastroenterologo eccetera) provvedere alla riabilitazione nutrizionale e all’educazione alimentare, al trattamento desensibilizzante, fornendo strumenti al bambino e alla sua famiglia per superare difficoltà e restrizioni dovute al disturbo.

Il bambino guidato dagli esperti a conoscere i meccanismi legati al cibo

Come è articolato il trattamento di ARFID

Il trattamento di ARFID e di altre forme gravi di selettività alimentare è integrato e complesso, si svolge in team e viene personalizzato di volta in volta: la maggior parte dei trattamenti si basa sulla desensibilizzazione sensoriale, sulla consapevolezza alimentare e sulla riabilitazione nutrizionale.
È sempre buona regola affidarsi a personale sanitario competente e adeguatamente formato.

Che cos’è la desensibilizzazione sensoriale e come si svolge

La desensibilizzazione sensoriale viene fatta dai logopedisti con i quali collaboro e si tratta di una serie di procedure con ausili di vario genere e di vari materiali, soprattutto in silicone, che servono a ridurre la sensibilità orale e sensoriale di questi bambini che sono molto suscettibili alle percezioni sensoriali. Ciò significa che sentono odori e sapori in maniera estrema tanto da provarne molta paura.

Per quanto mi riguarda, oltre a valutare il rischio nutrizionale e stilare piani alimentari di recupero nel caso di deficit, eseguo una desensibilizzazione di tipo cognitivo, ovvero faccio conoscere un cibo al bambino iper suscettibile attraverso dei materiali visivi, degli audio, delle storie, dei giochi, delle manipolazioni del cibo e poi, infine, invito a fare uno o due assaggi in studio o, se non è possibile farlo, delego la famiglia istruendola su come fare assaggiare questi cibi ai bambini.

Prove di desensibilizzazione di tipo cognitivo

Si tratta di percorsi nutrizionali molto variabili l’uno dall’altro che a volte richiedono tempi lunghi e molta pazienza. Ma l’educazione alimentare-sensoriale è uno strumento prezioso in caso di ARFID e di altre forme di selettività alimentare pervicace.

*Giusi D’Urso

Biologa nutrizionista, specialista in Patologia clinica, segue, in team e in autonomia, bambini, adolescenti e adulti nelle varie fasi della vita, sia in stati fisiologici sia patologici diagnosticati dal medico. È docente a contratto all’Università di Pisa e di Bari, formatrice per diverse associazioni e centri di formazione, e responsabile di progetti scolastici di educazione alimentare. Si occupa di ristorazione collettiva, in particolare scolastica.

È autrice e coautrice di diverse pubblicazioni scientifiche e testi di nutrizione per la famiglia e per bambini: Mangiando in allegria (2008, Felici Ed.), Spunti di nutrizione ed altro (MdS Ed, 2009), Montefoscoli e il museo della civiltà contadina (2009, Felici Ed.), Ti racconto la terra (2013, Ed. ETS), Conosci il tuo cibo (ETS Ed., 2015), Il cibo dell’accudimento (MdS Ed., 2016).

Collabora con diverse riviste online e cartacee.
Blog: Pane e parole

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e-mail: giusi.durso@libero.it

L’immagine in apertura di articolo è stata rielaborata e tratta dal libro Non voglio vedere vedere verde di Giada Briziarelli – Farnesi Editore

Post Author: Valeria Cudini

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