Ultimi giorni in mostra: Wildlife Photographer of the Year

Wildlife Photographer of the Year, la mostra di fotografie naturalistiche più prestigiosa al mondo, è tornata quest’anno, dopo un anno d’interruzione da Covid, ed è giunta alla sua 56° edizione. Tutta nuova la sede in cui è tuttora in corso l’esposizione: il Palazzo Francesco Turati in via Meravigli 7 a Milano. L’esposizione, organizzata dall’Associazione culturale Radicediunopercento, con presidente Roberto Di Leo, e patrocinata dal Comune di Milano, ha aperto i battenti il 1° ottobre ma, ahimè, ne sono venuta a conoscenza molto tardi. Ho potuto visitarla, quindi, solo un paio di settimane fa e mi scuso per non aver avuto modo sinora di parlarvene. Avete tempo di visitarla sino al 31 dicembre. Anche se i giorni sono pochi, il mio consiglio spassionato è di non farvela scappare. Per me ha rappresentato un’esperienza inaspettata e totalizzante

di Valeria Cudini

Le 100 immagini premiate per questa edizione del concorso di fotografia indetto dal Natural History Museum di Londra sono state selezionate su un totale di 45.000 scatti provenienti da 95 Paesi e sono il frutto del lavoro di fotografi professionisti ma anche di dilettanti.

La selezione è stata fatta da una giuria internazionale di esperti che ha valutato creatività, valore artistico e complessità tecnica. Le foto giunte in finale ritraggono animali rari all’interno del loro habitat, comportamenti inaspettati e paesaggi di una straordinaria bellezza. La natura si mostra allo spettatore in tutta la sua magnificenza, potenza ma anche nella sua fragilità. Spetta a noi prendercene cura e preservarla e purtroppo molto spesso non ne siamo capaci.

La foto vincitrice è di Sergey Gorshkov con The Embrace

A vincere il prestigioso titolo Wildlife Photographer of the Year 2020 è il russo Sergey Gorshkov con The Embrace. L’immagine ritrae una tigre siberiana dell’Estremo Oriente della Russia dove persiste una popolazione di circa 550 tigri dell’Amur. Si tratta di una specie in via d’estinzione a causa della perdita di habitat e del bracconaggio. Lo scatto raffigura la tigre che abbraccia un antico abete della Manciuria per marcare il territorio. Ci sono voluti oltre undici mesi per riuscire a immortalare questo scatto ottenuto grazie a fotocamere con sensore di movimento.

Wild and free Siberian Tiger di Sergey Gorshkov 

L’immagine è potentissima e mi ha subito fatto trasmesso la sensazione di essere quel “famoso” puntino nell’universo che conta poco o niente nell’immenso mondo della natura. Di fronte a un animale del genere, che si mostra in tutta la sua forza e bellezza, ci si sente, infatti, quasi impotenti e si percepisce al volo che la natura ha e avrà sempre la meglio su di noi. Ed è giusto che sia così. Noi siamo ospiti. Finché non capiamo questo, credo, continueremo a perseverare in errori giganteschi che non potranno che avere una ripercussione gravissima sulla natura stessa e su di noi. Solo che ciò che avverrà poi è che la natura si riprenderà il suo spazio, come è giusto che sia, si ribellerà e allora per il genere umano sarà la fine.

La vincitrice del Young Wildlife Photographer of the Year 2020 è Liina Heikkinen 



A vincere il Young Wildlife Photographer of the Year 2020 è invece la giovane finlandese Liina Heikkinen con The Fox That Got the Goose. La foto, scattata in una delle isole di Helsinki, raffigura una giovane volpe rossa che difende con ferocia i resti di un’oca dai suoi cinque fratelli rivali. Liina era con suo padre a trascorrere la giornata di volpi. Lei osservava gli adulti che andavano e venivano consegnando il cibo ai loro cuccioli. Quando uno di loro arrivò con un’oca barbagianni si scatenò una lotta tra cuccioli. Liina seguì chi ebbe la meglio mentre si nascondeva per divorare avidamente la sua preda.


The Fox That Got the Goose di Liina Heikkinen

Gli italiani vincitori di categoria: Luciano Gaudenzio e Alberto Fantoni


Tra i vincitori di categoria anche due italiani: Luciano Gaudenzio, con lo scatto Etna’s River of Fire (Ambienti della terra), e il giovane Alberto Fantoni, vincitore del Rising Star Portfolio Award con immagini che documentano la vita degli uccelli nel Mediterraneo.

Per assistere allo spettacolo della lava che correva a fianco di un enorme tunnel riemergendo lungo il pendio più in basso come un fiume rosso incandescente, Luciano ha camminato varie ore sulla parete nord del vulcano ed è riuscito a inquadrare il flusso caldo in contrasto alla nebbia gassosa blu per catturare quello che è stato da lui stesso definito il “momento perfetto”.

Etna’s River of Fire di Luciano Gaudenzio

Tra vari scatti del giovane fotografo Fantoni, vincitore quando aveva solo 13 anni del primo premio a questo prestigioso concorso, qui si ritrae il falco di Eleonora che volava avanti e indietro per consegnare il cibo alla sua compagna. Osservando da un nascondiglio, Alberto riusciva a osservare il falco che passava la sua preda e il modo in cui sembrava sempre riluttante ad abbandonarla senza lottare.

Falco di Eleonora di Alberto Fantoni

Altri cinque fotografi italiani hanno ricevuto una menzione speciale: Domenico Tripodi (Il mondo subacqueo), Alessandro Gruzza (Ambienti della terra), Andrea Pozzi (Piante e funghi), Andrea Zampatti e Lorenzo Shoubridge (Animali nel loro ambiente).

Mi rendo conto di aver dato solo approssimativamente un’idea di quanto ho visto alla mostra Wildlife Photographer of the Year, ma gli scatti sono di un livello talmente alto che descriverne tutta l’emozione e la forza che trasmettono può risultare riduttivo. Dovete assolutamente vederli. E, per quanto mi riguarda, sarebbe davvero difficile dover fare una scelta. La mia percezione, il mio gusto, i sentimenti che mi evoca uno scatto rispetto a un altro sono talmente diversi e a volte contrastanti che non credo di essere in grado di decidere dove posizionare la mia preferenza.

I fotoreportage delle atrocità compiute su alcuni animali

Sento però l’esigenza di fare un riferimento specifico all’ultima sala espositiva dove quello che si vede non può che provocare la stessa sensazione che si ha quando si riceve un pugno allo stomaco. Sono esposte, infatti, immagini tratte da diversi fotoreportage che testimoniano di animali utilizzati per far soldi, per puro divertimento, maltrattati, costretti a vivere al di fuori del loro habitat naturale e spesso sottoposti a pratiche che dimostrano come taluni uomini non abbiano niente di superiore agli animali stessi se non una gratuita crudeltà.

La mostra è un gioiello, uno spunto di riflessione prezioso per tutti coloro che amano la natura selvaggia e rispettano gli animali per quello che sono. C’è tanto da vedere e tantissime occasioni per conoscere mondi a noi spesso preclusi.

La cura redazionale dei testi di accompagnamento alle immagini è pregevole perché descrive con estrema accuratezza tutti i passaggi e il tempo che sono stati necessari per realizzare quel determinato scatto oltre ad aggiungere particolari essenziali, e a volte curiosi, sulla specie fotografata, le sue abitudini e il suo habitat naturale.

Post Author: Valeria Cudini

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