Oltre il limite, oltre la sorte: la lezione infinita di Alex

Impossibile anche solo pensare che davvero Alex Zanardi non ci sia più.

“Zanardi da Castel Maggiore”, come citava il titolo del suo primo libro, se ne è andato realmente e noi ci sentiamo irrimediabilmente più soli. Si è spento il 1 maggio, come il suo idolo Ayrton Senna trentadue anni prima, lui che avrebbe compiuto sessant’anni il 23 ottobre, lo stesso giorno di Pelé, dopo un periodo nel quale si divideva tra terapie, cure e riabilitazioni ma in cui le sue condizioni non destavano segnali di peggioramento.
Il ricordo di Alex Zanardi è affidato alle bellissime parole della nostra Francesca Ratti. Tutti noi di Alpassocoitempi ci associamo a questo splendido ricordo e vogliamo ringraziare Alex per tutto quello che ci ha insegnato: Never give up!

di Francesca Ratti

Protagonista indiscusso del mondo dello sport italiano e mondiale, Zanardi scopre la fascinazione per il mondo dei motori e della velocità nella sua città, Castel Maggiore, fino a approdare in Formula 3000 e poi in Formula 1 nel 1991 alla Jordan, per poi passare alla Minardi e alla Lotus. Sono anni difficili, dove Zanardi lotta strenuamente per ogni singolo punto ma non si arrende.

Detto “Zanna” diviene poi “The Italian Legend”

Decide poi di passare nella IndyCar dove conquista titoli e gloria nel 1997 e 1998, attuando anche dei sorpassi incredibili come quello al “Cavatappi” di Laguna Seca che rimangono nella memoria degli spettatori americani e di tutti gli appassionati nel mondo: “Zanna” diviene “The Italian Legend”.

Nel 1999 torna in Formula 1, alla Williams, ma ha poca fortuna e zero soddisfazioni.

Decide così di tornare in America, nella Formula Indy, dove sono anni di trionfi e ospitate nelle maggiori trasmissioni televisive statunitensi, fino a quel maledetto schianto sul circuito tedesco del Lausitzring nel 2001.

Forza, coraggio e caparbietà per una rinascita in handbike

Grazie ai medici, ma soprattutto grazie alla sua  straordinaria forza volontà, alla sua caparbietà, alla sua autoironia e all’amore immenso e al sostegno di Daniela, sua moglie, conosciuta agli inizi degli anni Novanta, Alex si salva ma gli vengono amputate entrambe le gambe.

Si sottopone a 16 interventi pur di tornare a correre, progetta e fa in modo che vengano realizzati nuovi comandi speciali per gareggiare. Vince nuovamente e grazie alla sua straordinaria capacità di credere nelle sfide impossibili viene scelto dalla BMW come testimonial.

Zanardi a questo punto si rende conto che i motori gli vanno stretti e si cimenta nell’handbike, sport paralimpico, e trionfa anche qui.

I successi paralimpici: due ori e un argento

Nel 2012 ai Giochi di Londra e nel 2016 a Rio conquista due  ori e un argento, oltre a dodici titoli mondiali tra il 2011 e il 2019.

Per milioni di persone, ormai, Alex è un vero e proprio mito, un esempio ispiratore da seguire.

Grazie a lui lo sport paralimpico è entrato nel cuore degli italiani, spingendo moltissimi disabili a praticare sport.

Zanardi organizza maratone benefiche  per raccogliere fondi, oltre a prodigarsi per studiare e sviluppare materiali innovativi per protesi e carrozzine in grado di migliorare la capacità di movimento di persone con le sue stesse problematiche.

Il secondo incidente e il silenzio che cala su Zanardi

Sembra che Alex abbia pagato il conto con il destino, e invece il 19 giugno del 2020, le tenebre riavvolgono la sua esistenza. Sulle colline sopra Pienza avviene l’inimmaginabile, l’handbike di Alex ha uno scontro con un camion e si ribalta. La situazione è disperata, fratture e traumi multipli, un mese di coma, altre operazioni. Anche questa volta Alex non molla, nonostante il decorso post operatorio sia molto lungo e lastricato di difficoltà. Passa più di un anno prima che possa tornare a casa, dove la famiglia e i medici continuano a assisterlo.

Da questo momento una coltre di silenzio avvolge Alex Zanardi, fino al 1 maggio e a quella notizia che non avremmo mai voluto sentire: “ il bambino impavido”, come lo chiamavano le maestre delle elementari, non c’è più.

Post Author: Francesca Ratti

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