Sarà nelle sale come evento speciale solo il 3, 4, 5 novembre LA GRANDE PAURA DI HITLER – PROCESSO ALL’ARTE DEGENERATA, il docu-film diretto da Simona Risi, su soggetto di Didi Gnocchi che firma la sceneggiatura con Sabina Fedeli e Arianna Marelli e con la voce narrante di Claudia Catani, prodotto da 3D Produzioni e distribuito in esclusiva da Nexo Studios.
Noi di Alpassocoitempi.com lo abbiamo visto in anteprima per voi e abbiamo avuto anche il privilegio di assistere alla presentazione iniziale del film fatta da Didi Gnocchi, amministratore Unico 3D Produzioni e co-autrice del soggetto e della sceneggiatura; Ferruccio de Bortoli, giornalista e saggista; Giuseppe Iannaccone, avvocato e collezionista e Marcello Flores, storico.
Il film racconta l’orrore della guerra del nazismo contro l’arte moderna etichettata come “degenerata”.
Per il 2025, la stagione di Nexo Studios La Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia con i media partner Radio Capital, Sky Arte, MYmovies, e in collaborazione con Abbonamento Musei
Il nostro consiglio è di andare a vedere questo film, che racconta un pezzo della nostra storia con cui ancora, e proprio in questi tempi, ci troviamo a fare i conti, nella speranza che, rivedendo gli errori e gli orrori commessi, non si ripetano più
di Valeria Cudini
La domanda attorno a cui ruota il docu-film è: può l’arte essere considerata una minaccia? Durante il Nazismo, purtroppo, l’unica risposta possibile a questa domanda era “sì”. E a pensarci bene se ne capisce il perché. Tutto quello che poteva rappresentare il progresso, il risveglio delle coscienze e quindi, in altre parole, la libertà era da mettere a tacere, perché andava contro il grande progetto hitleriano di controllo delle menti del “suo” popolo, che doveva essere devoto e obbediente al suo Führer. Quella hitleriana era una società dove l’unica forma di arte possibile era quella che si rifaceva alla cultura antica greco-romana; una società basata sul culto dell’uomo perfetto, quello della cosiddetta “razza ariana”.
I nemici di Hitler: gli artisti “degenerati”
I veri grandi nemici di Hitler erano dunque artisti come Picasso, Chagall, Van Gogh, Matisse, Klee, Gauguin, Kandinskij, Ernst che il potere nazista classificava come “degenerati”. Motivo per cui, secondo quest’assurda logica, le loro opere vennero ritirate dai musei tedeschi, moltissime distrutte e altre vendute.

Ne “La grande paura di Hitler” si fa riferimento esplicito non solo all’epurazione che ha subito l’arte durante il Nazismo, ma anche quello subito da tante altre discipline culturali, come l’architettura, la letteratura, la musica, lo spettacolo, la danza perché non in linea con il regime. La socialità e la collettività furono messe a tacere in nome di una politica dittatoriale volta a ricostruire, secondo regole ferree, un intero sistema.
A partire dalla mostra “Arte degenerata” organizzata nel 2025 dal Musée Picasso di Parigi, il documentario ricostruisce e racconta l’esposizione organizzata dal regime nazista a Monaco nel 1937, destinata a denigrare e condannare l’arte moderna, bollata appunto come “degenerata”.
La campagna contro le avanguardie coinvolge tutte le forme d’arte e di espressione culturale
Il film, presentando le opere dell’esposizione parigina, ricostruisce minuziosamente le basi che portarono allo sviluppo della campagna contro le avanguardie.

Vedremo quelli che oggi assumono il contorno di mito e metafora di un passato che vorremmo dimenticare ma che invece deve essere monito per tutti noi e per le generazioni future. Dalla mostra dell’arte degenerata – “Entartete Kunst” – del 1937, che ebbe un grandissimo successo all’asta che si svolse a Lucerna presso la Galleria Fischer, dove un Picasso fu battuto a quasi un milione di dollari di oggi; dal falò dei libri del 1933, dove autori come Marx, Freud, Jack London, Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Hemingway e Kafka venivano messi al bando sino ad arrivare all’esilio di pensatori e intellettuali. Alcuni, come il pittore Kirchner, bandito dal nazionalsocialismo e dalla società, trovò come unica soluzione il suicidio.

Un film monito per difendere la libertà di espressione
Un film potente che vuole e deve essere uno strumento di democrazia e quindi di lotta a tutti gli assolutismi lesivi della libertà personale.
Perché ogni forma d’arte deve essere libera espressione del sé senza alcun tipo di condizionamento. Una possibile porta verso sperimentazioni future, nuove correnti e idee.


