Recensione del docu-film “RICARDO E LA PITTURA”

Presentato fuori concorso al Festival di Locarno nel 2023, dove il regista ha ricevuto il Pardo d’Onore, è al cinema dal 27 novembre scorso il film Ricardo e la pittura, un meraviglioso documentario di produzione franco-svizzera distribuito da Satine Film, diretto dal regista Barbet Schroeder.

Ricardo e la pittura è il ritratto che il regista ha voluto regalare all’amico Ricardo Cavallo che ha dedicato tutta la sua vita alla pittura. Il docu-film rappresenta un invito non solo a immergersi nella storia della pittura, ma anche a scoprire la vita di un uomo che potremmo definire eccezionale. La sua umiltà e semplicità sono sempre state la chiave di volta per trasmettere la sua assoluta passione per la pittura anche ai bambini del suo villaggio.

Anche se con estremo ritardo, e di questo ce ne scusiamo molto, vi invitiamo a non perdervelo (lo potete vedere ancora in alcuni cinema!). Ne resterete toccati.

di Francesca Ratti

Nel film Ricardo e la pittura l’anziano regista ritaglia per sé il ruolo di nuovo Caronte-traghettatore fra il pittore protagonista, Ricardo Cavallo, e lo spettatore. In tal modo conduce il pubblico in un viaggio attraverso il processo creativo dell’artista, grazie a una profonda riflessione sul rapporto che intercorre tra arte e vita e sulla contemplazione del mondo e della Natura.

Ricardo Cavallo è un pittore argentino, che nel 1976 si trasferisce prima a Parigi e poi in un piccolo villaggio bretone, Saint-Jean-du-Doight, dove insegna pittura ai bambini, lavora e crea opere osservando la luce del mare.

Il regista Barbet Schroeder ci conduce attraverso un cammino che da Buenos Aires ci porta alle grotte atelier di Finistère, passando per Parigi, mostrandoci la multi sfaccettata personalità del pittore.

Scopriamo, infatti, l’ossessione di Cavallo per la sua arte che lo porta a perseguire progetti estremi, seguendolo nell’avventurarsi in una grotta marina, attraverso un percorso accidentato, per dipingere l’interno di quella meravigliosa creazione naturale.

In seguito ci viene svelato Cavallo quale storico dell’arte che disquisisce dei suoi pittori preferiti, come Monet e Caravaggio, Delacroix, Seurat, Picasso e Velasquez.

Proseguendo nella visione troviamo poi Cavallo maestro presso l’école de Bleimor, i cui allievi dipingono quadri d’inestimabile bellezza.

Troviamo infine Cavallo immerso nella natura, della quale subisce il fascino e da cui trae ispirazione per le sue opere, come per esempio il Bois de Boulogne di Parigi.

In questo documentario il regista, intervistando Cavallo, offre al pubblico la possibilità di conoscere in maniera approfondita l’opera dell’artista e il suo rapporto con la pittura del passato.

Trova infatti spiegazione la principale tecnica creativa del pittore, la tecnica delle placche, che si estrinseca in composizioni di tavolette dipinte en plain air e poi assemblate in atelier, con un effetto mosaico.

Molta parte del racconto riguarda lo studio dell’arte greca del V secolo a.C. e il rapporto del pittore con George Braque e Pablo Picasso.

Schroeder filma con dispositivi leggeri senza l’ausilio d’illuminazione artificiale. Viene privilegiato lo svolgersi casuale dei fatti, attraverso il gesto spontaneo, per dar corpo a una riflessione profonda ma al tempo stesso solare, senza la mediazione artificiosa della creazione artistica e per promuovere l’umiltà del fare e la generosità del pittore nel trasmettere la propria conoscenza e visione dell’arte.

Questo mirabile documentario porge allo spettatore un doppio regalo, oltre alla possibilità di conoscere e comprendere la visione artistica di Ricardo Cavallo, dona la possibilità d’immergersi anche nell’animo di Barbet Schroeder che, in questo caso, è amico e testimone del modo del pittore di collegare l’arte alla vita.

Post Author: Francesca Ratti

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