AL CINEMA: RECENSIONE DEL FILM “L’AUDIZIONE”

È uscito il 5 maggio, in tutte le sale italiane, il secondo lungometraggio della regista Ina Weisse L’audizione.
Il film è stato presentato al Toronto International Film Festival, al Bif&st e al festival di San Sebastian, dove Nina Hoss, la protagonista, ha vinto il premio per l’interpretazione.
Distribuito da
PFA Films ed Emme Cinematografica, il film è il ritratto di una donna algida, Anna Bronsky (Nina Hoss), insegnante di violino ed ex violinista alle prese con un giovane talento che preparerà per l’ammissione al liceo musicale di Berlino. Anna è una donna complessa e spesso contraddittoria che manifesta questa frattura del sé nei rapporti con gli altri e con se stessa. Le note severe del violino fanno da leitmotiv a una vicenda psicologica drammatica che ti avvolge e coinvolge nella sua sinfonia.

Da vedere

Di Valeria Cudini

La trama

Anna (Nina Hoss), insegnante di violino in un liceo musicale di Berlino, è sposata con Philippe (Simon Abkarian), liutaio, e ha un figlio di dieci anni, Jonas (Serafin Mishiev), che frequenta la stessa scuola dove lei insegna. Jonas è affidato a un’altra insegnante mentre la madre si concentra integralmente su Alexander (Ilja Monti), un violinista in cui Anna, sin dalle audizioni, intravede un grandissimo talento. Inizia così un percorso di duro lavoro di preparazione del ragazzo candidato per l’ammissione a scuola. Con il passare del tempo Anna pretende da Alexander prestazioni sempre più difficili e si mostra intransigente. L’addestramento del ragazzo diventa per la donna una vera e propria ossessione che la porta ad allontanarsi dalla famiglia scatenando le gelosie del figlio e in parte anche del marito che viene pian piano messo in secondo piano per la frequentazione di Christian (Jens Albinus), un affascinante violinista che la coinvolgerà anche nel suo quintetto d’archi.

Jonas (Serafin Mishiev), il figlio di Anna

L’esibizione dopo anni sul palco di Anna si rivelerà un vero e proprio disastro. Dopo questo evento umiliante, Alexander diventa l’unico obiettivo di Anna che si allontana drammaticamente dalla famiglia. Arriva il giorno dell’esame e gli eventi prendono una piega inattesa.

Alexander (Ilja Monti), l’allievo violinista

Nina Hoss, l’attrice protagonista

L’interpretazione della protagonista, l’attrice Nina Hoss, rivela ancora una volta le sue particolari doti drammatiche e di grande introspezione. La sua grande performance attoriale le vale la Concha de Plata come migliore attrice al Festival Internacional de Cine di San Sebastián per il ruolo di Anna. L’attrice è stata fortemente voluta dalla regista Ina Weisse, che ha così commentato la sua interpretazione: «Non vedevo l’ora di lavorare con lei. Ha interpretato questo personaggio ambivalente con grande empatia, e ha anche imparato dei difficili pezzi da suonare al violino in modo ammirevole».

Nina Hoss in una scena del film

L’ambivalenza della protagonista noi spettatori la conosciamo osservando con cura particolari semplici, come la scena al ristorante quando Anna mostra la sua totale indecisione su che cosa ordinare cambiando idea in continuazione. Appare evidente che donna non sappia più quale strada prendere. È completamente sbilanciata dalla parte del suo allievo sottraendo tempo e attenzioni a figlio e marito.

Lo sguardo della regista sul comportamento della protagonista è neutrale, non giudicante, ma piuttosto sembra voler comprendere le ragioni di una donna che nel passato è stata una grande violinista e oggi è un’adulta che, per certi versi, è ancora quella bambina che desidera ancora i regali promessi dai genitori.

Le nostre considerazioni sul film

L’audizione ci pone di fronte da un lato alla scissione interiore della protagonista e, dall’altro, ci porta dentro la tensione dell’artista alla ricerca della perfezione perseguibile solo attraverso il sacrificio.

L’originalità della storia sta anche nella scelta del punto di vista narrativo: non quello del ragazzo ma quello dell’insegnante. Ciò significa sicuramente un effetto di minor pathos e maggior distacco dalla sofferenza provata da Alexander. I sentimenti verso ciò che ci viene mostrato affiorano in noi lettori spontaneamente senza che ci sia la necessità di essere guidati in una specifica direzione.

Il finale poi apre grandi spiragli d’interpretazione e non può che lasciarci stupiti e, senza per questo spoilerare, sicuramente un po’ agghiacciati.

Il quintetto d’archi

Post Author: Valeria Cudini

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