“SE SEI FELICE FACCI CASO” PRESENTA… “Piccole in/felicità” di ANNA DI CAGNO

Eccoci arrivati all’ultima pubblicazione del racconto primo classificato al concorso “SE SEI FELICE FACCI CASO”. È stato scritto da Anna Di Cagno* di cui potete leggere una breve biografia in calce al racconto. Noi di #alpassocoitempi abbiamo voluto premiare questo racconto perché nella sua semplicità – che è una conquista degli scrittori davvero bravi come Anna -, descrive, a nostro avviso, il segreto della vera felicità fatta di momenti di vita quotidiana, di piccoli gesti in cui ci riconosciamo, in cui ci sentiamo amati e per i quali siamo riconoscenti. La felicità è vicino a noi, non va cercata in luoghi lontanissimi o in desideri probabilmente impossibili da realizzare, ma in quello che facciamo, nelle persone che ci sono vicine, in una battuta che solo noi possiamo capire. E l’ironia ci aiuta sempre a trovare dove comincia la strada per la felicità e ci guida a trasformare “piccole infelicità” in “felicità”. Buona lettura!

«E la lavastoviglie?».

L’avrebbe scaricata, se non si fosse messo a far l’amore con lei.

«Lo faccio subito».
Tirò fuori piatti e bicchieri e li asciugò con un canovaccio “mi-raccomando-pulito”.

– Se potessi tornare indietro, farei cose diverse.
Tipo?

– Non ripasserei piatti e bicchieri.
Scoppiò a ridere come solo lei. Con gli occhi che si arricciano ai lati e si chiudono in un apostrofo lungo le tempie.

– E farei lo psichiatra. Sarei un grande psichiatra, sai?

«Non dimenticare il foglio di panno-carta tra una padella e l’altra».

Le stava giusto riponendo nell’ultimo cassetto sotto i fuochi, e aveva dimenticato il foglio di panno-carta, come sempre.

«È finito il panno-carta».

«Come finito?».

«A volte capita».
– Capita alle persone -, le sussurrò ridacchiando, – figuriamoci ai panno-carta.

«Compra la confezione risparmio da tre, oggi».

La spesa al pomeriggio era la sua incombenza di ogni sabato.

«Compri la confezione da tre?».

«Sì, certo».
Sapeva che avrebbe dovuto risponderle subito, ma l’aveva fatto apposta.

– Mi fai tenerezza.

– Anche un po’ pena, vero?
– No, tenerezza.

– Può sembrare una strategia da vigliacchi, ma viene sottovalutato il sottile piacere che un piccolo gesto d’insubordinazione sa dare.
– Immagino faccia sentire liberi.

– L’hai detto.

Non era una libertà fisica, sarebbe andato a fare la spesa e avrebbe comprato il panno-carta in confezione risparmio. Era una cosa dentro, un refolo di aria fresca all’improvviso.

«Che ne dici, facciamo un salto all’Ikea? Vorrei prendere qualcosa per il terrazzo».

«È necessario?», stavolta voleva resistere.

«Cosa?», fece finta di non capire.

«Andare all’Ikea…», e si fermò in corridoio con le mani sui fianchi così, per darsi un tono.

«Io credo che se paghiamo un affitto più alto di quello dei nostri vicini è perché abbiamo un terrazzo più bello.»

«Ok», sarebbe andato all’Ikea. Dopo aver fatto una doccia con lei, però.
– Sto diventando bravo, un tempo ero più permaloso. Credo sia merito tuo.
– Non credevo di avere un vero ruolo nella tua vita.

– Lo hai.

Entrò nella doccia e lo baciò a lungo, e lo accarezzò.

«Ma che faccia hai?».

Entrava sempre senza bussare.

«La faccia di uno che ha appena fatto una doccia bollente, immagino», e si coprì la testa con un asciugamano per il volto.

«Sicuro di stare bene?», si preoccupava sempre molto delle sue condizioni di salute fisica.

«Benissimo grazie».
– Ho appena fatto l’amore sotto la doccia…

«Andiamo?», era già pronta, come sempre prima di lui.

«Infilo le scarpe e sono pronto».
– Che bella risposta, sembro un bravo marito?
– Sei un bravo marito.

E lo baciò dietro l’orecchio sinistro.

«Andiamo direttamente al self-service, voglio prendere dei vasi nuovi».

– Ti dicevo… avrei fatto lo psichiatra, non tanto perché m’interessino le persone e i loro disagi, quanto per rassicurarmi dei miei.

– Non mi sembra una motivazione nobile.

Le sue labbra erano ancora lì, dietro all’orecchio sinistro.

– Perché mi ami?

«Puoi venire col carrello al corridoio 15? Voglio farti vedere i vasi che ho scelto».
Le ruote del carrello giravano a vanvera, e lui si sentiva un idiota, ma ce la fece e raggiunse il corridoio 15.

«Ti piacciono?».

«Bellissimi».

«Non sono più belli questi tondi?».

«Sì, sono più belli».

«Quali prendiamo?».
Da “ho scelto” a “prendiamo”, era in corso un pericoloso slittamento grammaticale.

«Quali hai scelto?».
– Bravo, amore questa volta non ti sei fatto fregare.

E lo baciò, sulla punta del naso.

«Ti cambia qualcosa? È evidente che non te ne frega niente».

«A me piacciono quelli tondi».

«A me quelli un po’ più squadrati».

Si avviarono verso la cassa con sei vasi squadrati.

– Allora, mi rispondi?
– Non c’è un perché quando si ama una persona, perché quella persona è il perché.
Sì, ci sono troppi perché, ma il concetto è questo.

– Prometti di non lasciarmi mai?

– Prometto.

«Rinvasiamo le piante appena torniamo a casa?», era seduta al suo fianco ma parlava guardando fuori dal finestrino.

«I would prefer not to».
«Che hai detto?», e si girò a guardarlo.

«Preferirei di no, vorrei vedere un film».

«Però lo facciamo domani mattina».

– Non credi che se io avessi una vita più intensa sarei un uomo più interessante?

– No.

– E quindi non mi ameresti di più se io fossi un tipo avventuroso?

– No. Credo che ti troverei anche un po’ noioso.

«Stai attento quando li scarichi».

«Sono di plastica, cosa vuoi che succeda?».

«La plastica si graffia e si sporca».

Dimenticava sempre i pericoli in agguato che minacciavano la loro vita.

Mentre cercava il miglior servizio a domicilio di pizze non al trancio, perché quella troppo lievitata le gonfia gli occhi, lui si distese sul divano.

Lei gli scivolò accanto, sul fianco, per occupare meno spazio.

Posò la testa sul petto e chiuse gli occhi.

Lui le accarezzò i capelli con la punta delle dita e poi tracciò il suo profilo, la curva delle palpebre, le labbra e gli zigomi.

Avrebbe voluto raccontarle di quella volta quando…
E poi avrebbe voluto parlarle per capire se anche lei…

Ma il tempo era poco e quell’istante invece era infinito.
Così tra il tempo e l’infinito, non potendo scegliere il film, scelse l’infinito.

*ANNA DI CAGNO

È nata a Bari ma vive a Milano. Ha studiato Filosofia a Torino e poi lavorato per Cosmopolitan e Soprattutto. Ha sempre collaborato con magazine femminili occupandosi di temi di costume, cultura e attualità.

Ha collaborato con agenzia di comunicazione e tre anni fa ha fondato il blog www.mollybrown.it, blog che si occu

pa di cultura pop.

Per Morellini Editore ha scritto Nonne, istruzioni per l’uso, tre edizioni della guida Milano al Femminile, ha curato Lettere alla madre (2018) e Lettere al padre (2019), antologie che raccolgono testi degli autori più interessanti della narrativa italiana, e partecipato alla raccolta di racconti, a cura di Elena Mearini, Tre Uomini e Dei, storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport (Morellini Editore).

Con Elena Mearini tiene corsi di scrittura creativa presso Labò, associazione culturale di cui è vice-presidente.

Post Author: Valeria Cudini

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