Intervista a Ilenia Carbonara, la “sommelier dell’arte”

Abbiamo già in parte conosciuto Ilenia Carbonara, la sommelier dell’arte. La nostra Francesca Ratti, per restituircene un’immagine più completa, ha raccolto un’intervista in cui Ilenia si è raccontata a tutto tondo

di Francesca Ratti

Come nasce l’idea de “La Sommelier dell’arte”?

L’idea nasce in modo semplice, volendo comunicare in modo diretto einequivocabile le mie passioni, nonché, i miei due ambiti lavorativi: l’arte, e il mondo del vino. Svolgo attività di comunicazione e ufficio stampa per artisti e aziende eno-gastronomiche, e, condividendo spesso e volentieri il tutto su Instagram, avevo bisogno di un nome “instagrammabile”; così nasce l’idea della Sommelier dell’arte. 

Quando hai deciso di far confluire in un unico progetto il tuo percorso come sommelier e quello di storica dell’arte? 

Una doverosa precisazione, innanzitutto, il diploma di sommelier purtroppo non lo ho ancora conseguito perché i corsi sono stati interrotti per ben due volte a causa Covid. Ma ci sono molto vicina. Non è stata una vera e propria decisione, ma un “corso naturale”: inizialmente per lavoro mi interfacciavo solo con il mondo dell’arte. Poi ho capito che nella comunicazione è bene trattare più ambiti, per rendere sempre diverso e stimolante il proprio lavoro, e allora ho deciso di occuparmi anche di vino che, come l’arte, è una mia passione. Anche se sono chiaramente dei settori differenti con caratteristiche proprie, il lavoro come ufficio stampa è sempre lo stesso; si conosce il cliente, la sua realtà, la si racconta, si organizza il press day, si controlla che escano le uscite concordate. È stata una “confluenza” derivata dal seguire degli eventi. 

Hai trovato delle difficoltà o delle resistenze,  soprattutto in quanto donna, nei due mondi quando hai concretizzato il tuo progetto? 

Sicuramente l’essere donna non è un aiuto, non tanto per una questione di professionalità, quanto nell’ottenere il rispetto del cliente, che magari non trovandosi davanti un omone di 1,90, prova sempre a fare il bello e il cattivo tempo. In più, a mio svantaggio, c’è anche la giovane età (28 anni) che sicuramente non mi aiuta a farmi vedere per quella che sono, ovvero una professionista e non una “semplice” ragazza. Senza dubbio non è facile, ma a dire il vero penso che i risultati ottenuti fino adesso, anche in virtù del fatto che sia una giovane donna, valgano doppio: sfido molte persone a trovare il coraggio di mettersi in gioco nel mondo del lavoro contando solo su stessi, non avendo un’entrata sicura ogni mese garantita da altri, assumendosi tutte le responsabilità e gli oneri di essere una partita Iva nel 2020. Ma continuo per la mia strada. E anzi adesso sto anche facendo online un corso per accompagnatore turistico: le sfide fanno parte della mia personalità e voglio aggiungermi una nuova possibilità lavorativa per non annoiarmi mai e fare nuove esperienze!

Quali affinità avvicinano il mondo dell’arte e quello del vino? 

In realtà non molte: entrambe possono essere inquadrate come “passioni” e sono dei  veri e propri mondi da scoprire, ma in comune non hanno molto. Sono settori che hanno un pubblico ben preciso che spesso non si sovrappone. Con il mio profilo Instagram, @lasommelier_dellarte, cerco di raccontarli entrambi e chi mi segue probabilmente lo fa perché apprezza entrambi i settori, ma mentirei se dicessi che il target è pienamente sovrapponibile. 

La tua competenza nell’ambito della comunicazione ha giovato alla tua idea? 

Beh… sì, direi di sì! Sono dell’idea che chi ti segue lo deve fare perché apprezza i tuoi contenuti, quindi non mi sono mai affidata a una social media manager, ma chi mi segue lo fa solo ed esclusivamente perché condivide e apprezza i miei contenuti. Si cresce lentamente, ma l’affetto e il supporto di chi ti sostiene non manca, ed è sempre motivo di grande soddisfazione. Inoltre, a essere sincera, tutti i clienti con i quali mi sono interfacciata quest’anno, li ho trovati su Instagram… Quindi sì, devo dire che riuscire a comunicare bene, sicuramente giova al mio progetto.

• Quando e come è nata la collaborazione con l’enoteca La Vite Turchese?

L’enoteca La Vite Turchese

Ufficialmente è nata lo scorso ottobre, ma in realtà, io sapevo che avremmo collaborato già a settembre. Mi trovavo loro ospite insieme a un gruppo di giornalisti in occasione del press day che ho organizzato per l’artista Matteo Fieno, e per intrattenerci l’enoteca ci ha fatto degustare tre Barolo, dal più delicato al più intenso. Mentre degustavo mi sono detta: “Caspita, ma questi vini sono un omaggio all’arte di Caravaggio, dal momento primario (più delicato) alla fine della sua carriera, con colori e complessità scenica di gran lunga più intensi”. Così è nata già lo scorso 20 settembre la Selezione Caravaggio. Ho aspettato un po’ a proporre questa idea a Stefano ed Elisabetta, ma poi non ho resistito e quando gliene ho parlato, sono stati molto contenti, e così abbiamo deciso di collaborare. 

Si tratterà di una collaborazione duratura? Oppure è stato un esperimento unico? 

Senza dubbio è stato un esperimento zero, senza grosse pretese visto che nessuno dei due aveva fatto un’esperienza simile e io non ho mai provato a vendere nulla prima. Alla fine vedremo come sarà andata (anche se io comunque posso dire di ritenermi abbastanza soddisfatta), ma certo se loro ne avranno piacere si potrà pensare di fare anche altro… L’enoteca è molto bella, loro sono dei grandi professionisti e Barolo è sicuramente una garanzia per il mondo del vino. 

• Quali sono i progetti futuri de La Sommelier dell’arte? 

In questo preciso momento il mio primo obiettivo è superare l’esame per accompagnatore turistico, così da iniziare ad anno nuovo una nuova avventura. Poi, ovviamente, trovare almeno un paio di nuovi clienti per organizzare nuove rassegne stampa e press day – questo rimane sempre il mio primo amore e non intendo rinunciarci -, anche se magari dall’anno prossimo gli dedicherò meno tempo, per poter anche accompagnare i turisti in Italia proponendo tour eno-culturali. 

Sei molto attiva anche sui social, Instagram in particolare, pensi che possano agevolare la conoscenza della cultura enogastronomica e artistica presso le generazioni più giovani?

Assolutamente sì! Io ho un canale diretto, e vedo che la community apprezza ed è molto attiva. Come detto, se proponi contenuti di qualità è facile far breccia nel cuore delle persone che condividono le tue passioni, quindi consiglio a tutti coloro che abbiano qualcosa da dire, di impostare un buon canale social, di curarlo, e di crescere organicamente, senza scorciatoie.  Non è necessario avere 10.000 follower per farsi notare. Pensa che nei giorni scorsi mi sono arrivati a casa panettoni e vini di aziende più grandi e importanti di me, che mi hanno chiesto di farle vedere sul mio canale Instagram. Io sono felice come una bambina (a parte per aver ricevuto dei regali), ma anche perché evidentemente queste persone fanno affidamento su un mio servizio, credono che io  possa contribuire a farle conoscere. E io ne sono onorata, perché la comunicazione è il mio lavoro, e far conoscere le eccellenze eno-gastronomiche, è la mia missione.

Post Author: Francesca Ratti

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