Recensione in anteprima de “Il riflesso del passato” di Dan Chaon (NN Editore)

A un anno di distanza dalla pubblicazione in Italia – sempre per NN Editore – de La volontà del male, da oggi, 22 ottobre, in tutte le librerie italiane arriva Il riflesso del passato (traduzione di Silvia Castoldi) che è in realtà il primo romanzo di Dan Chaon (prima pubblicazione nel 2004)

di Valeria Cudini

Dan Chaon ti sorprende, ti trascina con forza dentro la sua storia e in più di un’occasione ti fa sentire un brivido lungo la schiena. L’avvio del suo attesissimo romanzo, Il riflesso del passato, ti ferisce sulla pelle quasi come accade a uno dei due protagonisti maschili della storia: Johan.

Quando Johan sembra essere letteralmente strappato a morsi dalla vita ha solo 6 anni: il suo cane dobermann Elisabeth lo aggredisce sfigurandolo per sempre.

La morte, con la sua falce affilata, ha sfiorato Jonah da vicinissimo, ma non lo ha portato via per sempre. Quello che ci ha restituito, però, è un essere umano fragile come cristallo, con cicatrici insanabili, abitato da paura e in cerca di una parvenza di famiglia, perché sua madre, Nora, in realtà è solo la madre biologica. Niente di più.

L’incidente lo allontana da quella madre tormentata dal senso di colpa per aver abbondonato e dato in adozione, prima che Johan venisse al mondo, un altro figlio: Troy.

Johan si mette alla ricerca del fratello mosso dal desiderio di ricostruire il puzzle di una vita che pare essere andata in mille pezzi.

Da principio l’incontro tra i due fratellastri è solo una conoscenza che per Troy pare essere una pura casualità. Ma non è così: quel tentativo di costruire un rapporto è frutto di una morbosità di Jonah del tutto incapace di stabilire relazioni autentiche pur essendo così in astinenza d’affetto.

Anche Troy non se la passa per niente bene: è in libertà vigilata, sua moglie l’ha lasciato e il suo gioiello più prezioso – il figlio Loomis – è affidato a sua suocera che gli impedisce qualunque tipo di contatto col bambino.

A nessuno dei personaggi che animano questa storia pare essere offerta una possibilità di salvezza.

Le atmosfere noir che percorrono la narrazione, dallo stile solo in apparenza cristallino, e dalla narrazione cinematografica, sono lo specchio di esistenze che sembrano percorrere, loro malgrado, un labirinto senza via d’uscita.

Sembra quasi che l’autore voglia mostrarci, con estrema crudezza, esseri umani nati da un seme malato, contaminato dal malvagio, dei predestinati a un passaggio sulla Terra in cui per la gioia non c’è spazio, al massimo possono esserci solo dei momenti fortunati.

Sono personaggi alla deriva quelli di Chaon, vittime di abbandoni, lacerati nel profondo. Eppure sono ancora capaci di sentire i legami di sangue, che sembrano scavalcare il muro dell’abbandono.

“Per un attimo i loro occhi si incontrano, e Troy percepisce… cosa? Uno strano legame di fondo […] E adesso, mentre guarda Jonah negli occhi, avverte uno sfarfallio di riconoscimento alla bocca dello stomaco. È quello il legame, pensa. Se Jonah e Loomis stessero fianco a fianco, chiunque si accorgerebbe con facilità che sono parenti. Ci sono alcune espressioni caratteristiche: qualcosa in comune negli occhi, che guizzano rapidi e poi si calmano; una certa piega meditabonda della bocca. Per un attimo la somiglianza è così chiara che Troy sente un nodo in gola”.

Abbandono e quindi assenza e spasmodica ricerca di riempire il vuoto di quell’assenza.

E non si tratta di un’assenza da poco, qui si sta parlando della mancanza di una figura genitoriale: la  madre. È Nora, la madre di Troy, che lo ha abbandonato senza neanche vederlo e che, attraverso i ricordi di Jonah, diventa per Troy una presenza concreta.

“Quella donna, quella Nora, di cui un tempo aveva abitato il corpo, che non aveva mai visto eppure aveva ricostruito a partire dalle descrizioni esitanti di Jonah. All’improvviso era diventata una presenza concreta.

Sua madre”.

A mio avviso si può individuare un punto di contatto con il romanzo di Roberto Camurri Il nome della madre.

Come Camurri stesso ha raccontato in una sua presentazione alla libreria Colibrì di Milano «L’unico modo che ho trovato per descrivere la figura della madre è mandarla via».

Anche nel Riflesso del passato l’assenza ha un suo preciso peso specifico, tanto che, ogni volta che si parla di quella figura assente, essa diventa immediatamente presenza.

Per Troy è così: Nora si delinea attraverso le descrizioni del fratello ritrovato Jonah e nell’immagine che lui stesso inizia a formarsi di lei.

Quanto pesa quel riflesso del passato sui protagonisti della storia e su tutti noi?

Il romanzo di Chaon tocca temi universali, parla della fragilità dell’essere umano, di come sia difficile amare, fare i genitori, non mettersi nei guai (quelli brutti), non dire bugie. Non lasciare, insomma, spazio a quel lato oscuro che appartiene a ognuno di noi.

Dan Chaon

Il riflesso del passato

Traduzione di Silvia Castoldi

pp. 400 – 18 euro

IN LIBRERIA da oggi 15 ottobre

Una lettura imprescindibile.

Post Author: Valeria Cudini

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