Recensione di “Cercando la luce” di Oliver Stone

È uscito nelle librerie italiane il 27 agosto scorso il libro Cercando la luce del regista premio Oscar, Oliver Stone pubblicato da La nave di Teseo (560 pagine, euro 22). Un’autobiografia godibilissima in cui il regista, senza filtro alcuno, si mette a nudo con autenticità invitandoci a inseguire sempre i nostri sogni, anche quando ci pare di essere sopraffatti dalle tenebre

di Francesca Ratti

Come ci si confronta con uno dei propri miti? Come si approccia la lettura della sua monumentale autobiografia? In quale modo sarà possibile recensirla senza esserne sopraffatti?

Sono questi i quesiti che mi hanno arrovellato la mente mentre leggevo questo splendido libroe mentre mi accingevo a scriverne.

Oliver Stone, il regista di capolavori come Platoon, JFK, Ogni maledetta domenica, svela la sua anima a noi lettori e lo fa senza filtri, in maniera talmente onesta da risultare addirittura dolorosa.

Non so cosa dirvi davvero
tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale
tutto si decide oggi
ora noi…
o risorgiamo come squadra
o cederemo un centimetro alla volta
uno schema dopo l’altro fino alla disfatta
siamo all’inferno adesso signori miei
credetemi…
e possiamo rimanerci farci prendere a schiaffi
oppure aprirci la strada lottando verso la luce
possiamo scalare le pareti dell’inferno
un centimetro alla volta
io però non posso farlo per voi
sono troppo vecchio
mi guardo intorno vedo i vostri giovani volti
e penso…
certo che…
ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare
si perché io ho sperperato tutti i miei soldi
che ci crediate o no
ho cacciato via
tutti quelli che mi volevano bene
e da qualche anno
mi da anche fastidio la faccia che vedo nello specchio
sapete col tempo con l’età
tante cose ci vengono tolte
ma questo fa parte della vita
però tu lo impari
solo quando quelle cose le cominci a perdere
e scopri che la vita è un gioco di centimetri
e così è il football
perché entrambi questi giochi
la vita e il football
il margine d’errore è ridottissimo
capitelo
mezzo passo fatto un pò in anticipo
o un po’in ritardo
e voi non ce la fate
mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti
e mancate la presa
ma i centimetri che ci servono sono dappertutto
sono intorno a noi
ce ne sono in ogni break della partita
ad ogni minuto
ad ogni secondo
in questa squadra si combatte per un centimetro
in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi
e tutti quelli intorno a noi per un centimetro
ci difendiamo con le unghie e con i denti
per un centimetro
perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri
il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta
la differenza fra vivere e morire
e voglio dirvi una cosa
in ogni scontro
è colui il quale è disposto a morire
che guadagnerà un centimetro
e io so che se potrò avere un esistenza appagante
sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire
per quel centimetro
la nostra vita è tutta li
in questo consiste
e in quei 10 centimetri davanti alla faccia
ma io non posso obbligarvi a lottare
dovete guardare il compagno che avete accanto
guardarlo negli occhi
io scommetto che ci vedrete un uomo determinato
a guadagnare terreno con voi
che ci vedrete un uomo
che si sacrificherà volentieri per questa squadra
consapevole del fatto che quando sarà il momento
voi farete lo stesso per lui
questo è essere una squadra signori miei
perciò o noi risorgiamo adesso
come collettivo
o saremo annientati individualmente
è il football ragazzi
è tutto qui
allora
che cosa volete fare?

Ogni maledetta domenica si può vincere o perdere
l’importante è vincere o perdere da uomini.

Con queste parole Al Pacino/Tony D’Amato cerca di motivare la sua squadra, i Miami Sharks, dopo una impressionante sequela di quattro sconfitte consecutive, a reagire e a essere una vera squadra.

In questo monologo, che è la metafora della vita stessa, si concentra l’essenza di Oliver Stone, del suo modo di essere e di pensare. In esso è già presente tutto ciò che il regista statunitense ci svela in Cercando la luce. Anche il titolo riprende parte di quel  monologo, quel “aprirci la strada lottando verso la luce”, reso ancor più incisivo nel titolo originale Chasing the light.

Quella di Stone è sempre e comunque un’autobiografia autentica

Il regista ci regala un’autobiografia autentica, sincera, schietta e allo stesso tempo coinvolgente, ma mai auto-assolutoria.

Sia che racconti della sua infanzia in una famiglia per metà francese, da parte materna, e americana da parte del padre, una miscela così esplosiva che non ha retto sulla lunga distanza fino a giungere al divorzio, sia che parli della sua esperienza con le droghe che lo portano a girovagare per le strade sentendosi addirittura un disadattato rispetto alla società in cui vive, Stone è sempre onesto con il lettore, non si nasconde, si mette completamente a nudo.

Anche quando parla della sua partecipazione alle operazioni della guerra del Vietnam, in cui  ha causato personalmente molte morti, utilizza un tono quasi didascalico, raccontando i fatti, senza giudizio né giustificazioni.

Stone si mette a nudo e scava nel profondo senza filtri

Leggendo queste pagine si scopre un Oliver Stone inedito, profondo e autentico, il quale  raccontando dei suoi film e della loro gestazione, distilla sapientemente qua e là un po’ di sé, donandoci alla fine il quadro di un uomo che è stato capace di inseguire i propri sogni, caparbiamente, ma anche con quel giusto connubio tra volontà e incoscienza, tipico delle personalità geniali.

Non a caso, quando Martin Scorsese visionò il primo  cortometraggio di 11 minuti di Stone,esclamò: “Abbiamo un regista”, sottolineando la sua capacità di mettere tutto se stesso nella pellicola e di raccontare una storia, la sua storia.

Allo stesso modo, Oliver Stone,mette tutto se stesso in questa autobiografia, mostrandoci i suoi trionfi e i suoi fallimenti, senza mai risparmiarsi, ponendo l’accento, in particolare, sul suo rapporto con il genere femminile, cominciando dal viscerale attaccamento alla figura materna, un vero e proprio complesso di Edipo, fino a sviscerare il sentimento che lo lega alla prima moglie Najwa.

Un invito a non smettere mai d’inseguire i propri sogni anche nei momenti più difficili

Cercando la luce è un libro potente, che esprime e ci consegna un messaggio forte, quello di perseguire i propri sogni anche quando non tutto è ancora chiaro in noi, anche quando la direzione è ancora incerta e avviluppata nelle tenebre, ma qualcosa nel profondo ci spinge a proseguire.

La trasposizione che ne dà il traduttore italiano, Carlo Prosperi, ci riporta fedelmente la prosa asciutta e diretta del regista, regalandoci un’autobiografia che si legge tutta d’un fiato come un romanzo.

Consiglio la lettura di Cercando la luce a tutti gli appassionati, come me, del cinema di Oliver Stone, ma anche a chi non conosce in maniera approfondita l’opera del grande regista, poiché rimarrà sicuramente affascinato dal carisma dell’uomo e dalla generosità con cui si è concesso al nostro giudizio.

Post Author: Francesca Ratti

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