Ciao Philippe, il nostro ricordo di Philippe Daverio

Si è spento oggi a quasi 71 anni lo storico dell’arte Philippe Daverio, ex assessore alla Cultura di Milano, docente, saggista, storico, critico e divulgatore d’arte

di Valeria Cudini

Se ne è andato in punta di piedi, senza far rumore il nostro amatissimo Philippe Daverio a cui la nostra città, Milano, deve molto, moltissimo.

Vanno infatti citate le gallerie d’arte moderna da lui inaugurate: la Galleria Philippe Daverio nel 1975 in Via Montenapoleone 6 dedicata all’arte del Ventesimo secolo e nel 1989 una seconda Galleria in Corso Italia sempre con uno spazio dedicato all’arte contemporanea.  

Un critico d’arte non ordinario

Ci lascia un uomo di acuta e originale intelligenza, divulgatore d’arte in televisione e non solo. Un accademico “non accademico” (non si è mai laureato in Economia in Bocconi, gli mancava solo la tesi) spesso non allineato ai cosiddetti critici “duri e puri”, ideatore e conduttore per vent’anni su Raitre di Passepartout, una trasmissione dedicata all’arte in cui Daverio riuniva puntata dopo puntata ospiti capaci di confrontarsi su temi storico-artistici sempre ben definiti e dove, tra un vino e un piatto, raccontava le meraviglie insolite della nostra Penisola.

L’eccentricità e il suo cravattino

Un uomo eccentrico, un personaggio che definiva immediatamente attorno a sé i confini in cui si muoveva. Il cravattino, il suo “marchio di fabbrica”. Su questo particolare che lo identificava così bene ne ha scritto oggi l’amico cantautore Morgan: “Con lui condividevo la passione per i papillon che lui chiamava rigorosamente cravatta, perché aveva una precisione lessicale sbalorditiva. La cravatta non è quella cosa lunga che hanno tutti, la cravatta è una cosa da annodare che ha una forma di farfalla e oggi non sa più fare nessuno perché le vendono già annodate e le chiamano farfallino – scrive Morgan – Negli ultimi tempi ci scambiavamo le cravatte, così appagavamo la nostra vanità come bambini, ma una volta fatto il nodo allora si parlava seriamente e temo che sarà dura trovare un amico di pari livello perché Philippe aveva collezionato la cultura in modo anticonvenzionale proprio come la cravatta, e si era trovato a essere uno scrigno di etimologie e di svelamenti”. 

Si definiva un amatore più che un esperto d’arte

Si definiva un amante dell’arte più che un esperto. I suoi toni, quindi, erano da amatore. Caratteristica che ricorreva anche nei suoi scritti, come Gran Tour per l’Italia a piccoli passi uscito due anni fa, in cui percorreva l’Italia a modo suo con le sue preferenze e nell’ultimissimo Racconto dell’arte occidentale. Dai greci alla Pop Art uscito il 23 luglio scorso.

Il particolare sguardo di Daverio sull’arte ha radici profonde e lontane. Occorre andare indietro fino alla sua infanzia quando Philippe, a soli dieci anni, rimane colpito in maniera indelebile dalla visita della Villa Imperiale a Pesaro che non è certo né Caserta né Versailles. Da allora di strada ne ha fatta tanta, difficile riassumere in poche righe un uomo che ha dato così tanto alla cultura e che si è sempre battuto per essa. Un idealista? “Sono ancora convinto che la cultura salverà il mondo” diceva.

I mille volti di Philippe: editore, gallerista, docente, direttore di rivista

Intanto possiamo raccontare di quanto ci ha donato come editore e gallerista allestendo moltissime mostre e pubblicando almeno una cinquantina di titoli fra cui: Catalogo ragionato dell’opera di Giorgio De Chirico fra il 1924 e il 1929, Catalogo generale e ragionato dell’opera di Gino Severini solo per citarne alcuni.

E ancora del suo insegnamento di Storia dell’arte allo IULM e di Storia del design al Politecnico di Milano e dell’incarico di professore ordinario di disegno industriale all’Università degli Studi di Palermo e della direzione del periodico Arte e Dossier della casa editrice Skira.

Gli annunci di cordoglio

A rendere noto Philippe Daverio è stata la regista e direttrice del Teatro Franco Parenti Andree Ruth Shammah che stamattina è stata tra le prime a dare il triste annuncio della scomparsa sul suo profilo Facebook. Moltissimi i messaggi di cordoglio a partire da quello del sindaco Sala “Con Philippe Daverio scompare uno dei grandi protagonisti della vita culturale di Milano degli ultimi decenni. Daverio è stato un innamorato di Milano cui ha sempre dato la forza della sua originalità e della sua competenza, dal Comune alla Scala fino al Museo del Duomo e a Brera. L’ho visto all’opera in tanti frangenti, non sempre ho condiviso le sue posizioni ma mi ha sempre colpito la sua libertà di pensiero” fino ad arrivare al suo carissimo amico Sgarbi che lo ha ricordato così: “Aveva un solo obiettivo: che l’arte fosse comprensibile e in questo è stato uno dei migliori”. Sgarbi ha inoltre raccontato di quarant’anni di “due vite parallele”, di “due fratelli” che hanno litigato solo una volta.

Quanti amici e persone comuni si potrebbero citare che hanno lasciato oggi un ricordo per questo grande uomo. Quante parole si potrebbero spendere ancora per Philippe.

Ricordiamolo leggendolo, visitando le sue gallerie (se potete anche quella a New York aperta nel 1986), rivendendolo in tv.

Ciao Philippe, da oggi l’arte è un po’ più orfana senza di te. Terremo come monito la tua grande fiducia nella cultura. Che possa davvero salvare il mondo.

Post Author: Valeria Cudini

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