Andre Agassi, ritratto di un tennista tra genio e sregolatezza

Nella sua intensa autobiografia Open Agassi si mette a nudo rivelando persino di odiare il tennis. Un libro in cui emerge tutta l’umanità e il talento di un uomo sempre in bilico tra gioia e frustrazione, serenità e rabbia

di Francesca Ratti

Passione, bellezza, dedizione, fatica, sudore, in una parola SPORT.

Sin dalla più tenera età ho amato lo sport in qualunque sua forma: dalla pallavolo passando per il nuoto arrivando fino al curling.

Sia da spettatrice sia da praticante mi sono appassionata alle gesta sportive di grandi campioni di tutte le discipline, ma in particolare tre pratiche sportive mi hanno affascinato: calcio, boxe e tennis.

Vorrei parlarvi di tennis e di libri e per farlo voglio farmi supportare da un grandissimo campione di questo epico sport, Andre Agassi, e dalla sua magistrale e intensa autobiografia intitolata Open pubblicata nel 2011 da Einaudi Stile Libero Extra.

Agassi è considerato uno dei più forti tennisti di sempre, vincendo in carriera 60 titoli ATP e 8 tornei del Grande Slam.

Ha detenuto il primo posto in classifica ATP per 101 settimane, oltre a essere uno degli otto giocatori che sono riusciti a vincere tutti e quattro i titoli dello Slam (Us Open, Australian Open, Roland Garros e Wimbledon) insieme a Don Budge, Roy Emerson, Rod Lever, Fred Perry, Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

Ha realizzato il Career Grand Slam su tre diverse superfici prima di Federer, Nadal e Djokovic, ha vinto 17 ATP Master Series ed è stato il primo e unico tennista ad aver vinto i quattro tornei dello Slam, la medaglia d’oro del singolare olimpico, il torneo ATP World Championship e la Coppa Davis.

Andre Agassi non è stato un giocatore di tennis tipico, era un attaccante da fondo e il suo colpo più riuscito era la risposta, definita la miglior risposta di tutti i tempi, in grado di rimettere in gioco anche uno dei servizi più potenti di sempre, quello di Andy Roddick (240 km/h).

Altro suo colpo vincente era il rovescio bimane, efficace in modo sorprendente, soprattutto lungolinea, per non parlare del dritto anomalo, il suo marchio di fabbrica.

Gli unici suoi punti deboli erano il servizio poco potente e il gioco a rete, poiché utilizzava la volée solo come colpo definitivo e mai interlocutorio tradendo, in questo modo, una sua costante mancanza di posizione per effettuare questo colpo.

Nonostante questo, Agassi era dotato di un eccellente timing sulla palla, di un’eccezionale coordinazione e velocità che gli consentivano d’imprimere i propri ritmi di gioco mettendo i piedi dentro il campo e creando così le condizioni favorevoli per esprimere al meglio il proprio tennis.

Nel narrarci la sua vita, Agassi ci fa partecipi della fatica, del sudore e addirittura dell’odio per il tennis, sport al quale è stato avviato in modo feroce dal padre, il quale lo sottoponeva fin dall’età di due anni a interminabili e sfiancanti sessioni di allenamenti.

Tutto ciò in contrapposizione alla consapevolezza crescente di possedere un enorme talento. Questa dicotomia lo ha accompagnato fino alla fine della sua carriera.

Nel suo libro Agassi ci comunica la passione, l’abnegazione, la forza di volontà e talvolta il dolore che necessitano per raggiungere grandi risultati e per essere dei grandi campioni.

Vi consiglio la lettura di questa illuminante e coinvolgente autobiografia sportiva e umana che a tratti assume il valore di romanzo di formazione per la capacità involontaria del protagonista di lasciare un solco nella nostra coscienza regalandoci preziosi insegnamenti senza presunzione né retorica, mettendo a nudo la propria anima.

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