Recensione in anteprima del film “La vita straordinaria di David Copperfield” di Armando Iannucci

Da domani 16 ottobre esce nelle sale cinematografiche italiane il film del regista candidato all’Oscar Armando Iannucci (In the Loop; Morto Stalin, se ne fa un altro; la serie televisiva HBO Veep – Vicepresidente incompetente) La vita straordinaria di David Copperfield. Distribuita da Lucky Red, la pellicola nasce dall’estro immaginativo del cineasta scozzese di origine italiana, che offre allo spettatore una rilettura inedita del capolavoro di Charles Dickens attraverso uno stile ironico e irresistibile, cifra stilistica di Iannucci

Di Valeria Cudini

La vita straordinaria di David Copperfield è un film che non ti aspetti, che ti spiazza. Il motivo, a mio modesto avviso, è semplice: fin da piccolo ti hanno inculcato in testa che il romanzo di Dickens David Copperfield ti strazierà l’anima, ti farà piangere e sentire anche un po’ in colpa perché tu, indubbiamente, sei più fortunato del povero David al quale gliene capitano di tutti i colori. E quindi è così che, piccolo o grande che tu sia, il condizionamento che hai ricevuto da chi questo libro te lo ha fatto leggere a scuola o a casa, ti ha portato a seguire un unico filone della trama di Dickens: quello del melodramma.

Ma attenzione, il dramma c’è e come nella storia di Dickens, che ha sempre avuto a cuore la denuncia di temi forti come la miseria e lo sfruttamento minorile. Eppure il David Copperfield di Dickens ha dentro anche tanto altro, tanto divertimento e tanta ironia. Chi meglio di Iannucci poteva raccogliere la sfida di portare sul grande schermo l’ottavo romanzo di Dickens con un adattamento a dir poco audace, anche considerando che l’ultima versione cinematografica risale al lontano 1969?

La scelta del regista: portare al cinema anche gli aspetti comici di David Copperfield

Ammiratore da tutta la vita di Charles Dickens, qualche anno fa Armando Iannucci ha avuto quella che si potrebbe definire un’“illuminazione creativa” rileggendo l’acclamato romanzo David Copperfield (1850). “Ho pensato ‘Voglio trasformarlo in un film’ – ricorda Iannucci -. La ragione è che ne percepivo profondamento lo spirito contemporaneo, ma anche che tutti gli adattamenti che avevo visto erano molto seriosi e incentrati sull’aspetto drammatico della storia. E se è vero che la trama è molto densa e i risvolti drammatici sono numerosi, questi per me erano i tratti meno interessanti del racconto.”

Le scene “spassose”, come le definisce il regista, erano quelle che più lo interessavano come, per esempio, quando David si ubriaca per la prima volta. “Ci sono dei momenti che rasentano la slapstick comedy, come quando David inizia il tirocinio nello studio legale e deve scendere a patti con le scricchiolanti assi del pavimento. O quando si innamora di Dora e immagina di vedere il suo volto dappertutto, persino nelle nuvole. È un testo molto surreale e tuttavia molto realistico. E io volevo che questo binomio emergesse dal film.”

Mostrare la contemporaneità di un classico anche grazie a un cast multietnico

E così Iannucci, insieme a Simon Blackwell (tra i creatori di Succession), suo stretto collaboratore, hanno scritto un adattamento al più autobiografico dei romanzi di Dickens ricorrendo a toni irriverenti e portando sul grande schermo un film pieno zeppo di battute, di incontri, di scontri, di fughe, di riavvicinamenti nel clima frenetico della Rivoluzione industriale.

Iannucci ha ridato vita a un classico dimostrandone tutta la sua straordinaria contemporaneità. Per far sì che l’impresa riuscisse al meglio, l’originalità e i precisi intenti del regista si svelano anche per la scelta degli attori che rompe con la classicità del romanzo inglese dove i ruoli erano pensati per uomini e donne bianchi.

In scena troviamo, invece, una variegata diversità di fisionomie ed etnie a partire dallo straordinario protagonista candidato all’Oscar, David Patel, acclamato protagonista di The MillionaireLion – La strada verso casa), affiancato dalla pluripremiata star Tilda Swinton, da Hugh Laurie, indimenticabile protagonista della serie tv Dr. House, e da Ben Whishaw (Profumo – Storia di un assassino e volto noto della saga 007 in Spectre e Skyfall), ma anche personaggi minori provenienti da Paesi diversi. Tutto questo a dimostrazione di come, con assoluta maestria, ci si possa liberare dal giogo dell’accuratezza storica.

David Patel in una scena del film

Questo perché se si ha a che fare con un classico, si attraverserà senza fatica il tempo e lo si troverà sempre contemporaneo.

Anche il cast tecnico è magistrale

Merita una menzione speciale anche il cast tecnico con nomi di assoluto spicco. Partiamo dal direttore della fotografia Zac Nicholson (Les Misérables), proseguiamo con la scenografa Cristina Casali (Morto Stalin, se ne fa un altro), i montatori Mick Audsley (Assassinio sull’Orient Express) e Peter Lambert (Morto Stalin, se ne fa un altro), i costumisti Suzie Harman (Pokémon: Detective Pikachu) e Robert Worley (Grand Budapest Hotel) e la truccatrice e acconciatrice Karen Hartley-Thomas (la miniserie televisiva targata Showtime Patrick Melrose), mentre le musiche sono composte da Christopher Willis (Morto Stalin, se ne fa un altro) e il cast è stato selezionato da Sarah Crowe (Morto Stalin, se ne fa un altro).

Il trailer ufficiale de La vita straordinaria di David Copperfield

La trama

La vita straordinaria di David Copperfield è narrata dalla voce di David che ci racconta la storia della sua vita. Tutto inizia nell’Inghilterra vittoriana in un quartiere povero costituito da catapecchie.

Dopo una prima infanzia felice e spensierata trascorsa con la madre Clara, la governante Peggotty, cuore d’oro (un’esilarante e tenera Daisy May Cooper), e con le visite dell’eccentrica zia Betsey Trotwood (una Tilda Swinton dall’ironia prorompente, perfetta e originalissima in questa parte), le cose cambiano rapidamente.

Tilda Swinton in una scena del film

David scopre che la madre ha sposato Edward Murdstone (Darren Boyd), uomo crudele come la sorella Jane. I due fratelli non vedono l’ora di liberarsi di David e lo spediscono a lavorare in una fabbrica di imbottigliamento a Londra dove la paga è da fame e le condizioni sono abominevoli. Unica gioia per David è vivere con l’affabile ma poverissimo Mr. Micawber (Peter Capaldi) e la sua famiglia.

Un giorno, però, David riceve la visita del patrigno e della sorella che, con la freddezza che li ha sempre contraddistinti, gli comunicano che sua madre è morta.

Disperato, David abbandona il lavoro in fabbrica per recarsi dall’ultimo rappresentante della famiglia, la strampalata zia Betsey che ora vive con un altrettanto stravagante cugino alla lontana, Mr. Dick (Hugh Laurie in uno stato di grazia. Dimenticatevi il cinicissimo Dr House, qui si ride alla grande!). La zia gli darà una mano per finire gli studi – David intanto, dopo aver sopportato tutti i soprusi del mondo, è cresciuto in intelligenza e raffinatezza di pensiero – e lo aiuterà a trovare lavoro nello studio di Mr. Spenlow.

David Patel in una scena del film

Finalmente sembra che tutto vada per il meglio, ma la vita non ha ancora smesso di mettere alla prova il povero David che, mentre tenta di chiedere la mano a Dora (Morfydd Clark), di cui si è perdutamente innamorato, viene interrotto dalla notizia che Betsey e Mr. Dick sono arrivati al suo alloggio. La zia è in rovina e ora dovrà vivere con lui.

Da qui parte una nuova serie di peripezie con momenti tristissimi a cui fanno da contraltare gag esilaranti.

Una scena del film

Ma non voglio svelarvi di più della storia e del modo particolarissimo di narrarla dello sceneggiatore/regista Iannucci, re della satira britannica.

Che cosa accade allo spettatore e che cosa è accaduto a me?

Lo spettatore si trova immerso in un mondo a tinte sgargianti oppure cupissimo. È condotto, infatti, su una continua altalena di emozioni che lo sconquassa, quasi fosse piuttosto sulle montagne russe.

I personaggi che popolano il film sono perfettamente a fuoco: coloratissimi nei costumi e nella sapiente maestria del disegno dei tratti caratteriali. Sono teatrali, divertenti, estremi, inquietanti, misteriosi, poetici, improbabili, pieni di vita.

Mi sono sentita dentro la storia, decisamente dai toni teatrali e a tratti fiabeschi, ma anche molto realistica pur nei momenti più strampalati e drammatici. La sofferenza e il dolore sono affrontati sempre con leggerezza e con il continuo rimando alla creatività dello scrittore David. Che cosa salva sempre dal dolore? Qual è il rifugio principe per l’essere umano? La fantasia. E in questo film ce ne è tanta ed è quella che ti permette di sopravvivere in un mondo dove la miseria ti stringe fino a stritolarti, dove le ingiustizie sembrano la normalità, dove l’arte di arrangiarsi è la regola.

La fantasia è l’alternativa alla paura e al dolore, è un balsamo lenitivo, è quella che fa volare un aquilone con i pensieri ossessivi di Dick e lo libera da una prigionia che lui stesso aveva creato.

L’esperimento di Iannucci di rivisitare l’iconico eroe di Dickinson e le sue avventure con toni humor che rasentano l’assurdo è perfettamente riuscito.

Il film va visto con il cuore aperto e la mente pronta a cogliere tutte le sfumature e i diversi livelli di lettura.

Correte al cinema!

Post Author: Valeria Cudini

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